Se in questi giorni la pizzicate sulla Croisette con lo sguardo concentrato sull’iPhone e le dita che sfrecciano sul touch, sappiate che Julianne Moore sta controllando ossessivamente il suo apporto calorico. La bellissima attrice premio Oscar, a Cannes per The English Teacher, sfrutta i momenti di pausa e di attesa per consultare Calorie Counter & Diet Tracker: è un tool gratuito che le ha consigliato un make-up artist di Vancouver per tenere traccia di quello che mangia e di quanto esercizio fisico fa, specie tra un party e l’altro del Festival.
Non è la sola applicazione che la Moore ha scaricato sul suo smartphone. Tra le 850 mila che si trovano ora sull’iTunes Store (per un totole di 50 miliardi di app downloadate, incredibile traguardo appena raggiunto in casa Apple), ecco le sue indispensabili, quelle che usa davvero tanto da diventarne addicted:
Adobe Reader
«Indispensabile per leggere i copioni sul device, mentre sono in giro» .
AroundMe
«Un ristorante, una farmacia, una parcheggio… Non importa dove sono, quello che cerco me lo trova AroundMe».
Fandango Movies – Times & Tickets
«Ecco il tool che sceglie cosa guardo la sera al cinema. Sì, è lui a individuare le sale in zona, fornire i dettagli delle pellicole in proiezione, mostrare i trailer e acquistare i biglietti dall’iPhone».
Freckleface Strawberry Monster Maker
«Per forza: è l’applicazione derivata dalla mia fortunata esperienza di scrittrice di libri per bambini».
NOOK
«Ho smesso di viaggiare con pile e pile di libri, da quando ho scoperto questa grande biblioteca digitale a misura di device».
NYTimes Real Estate
«E va bene, sono una fanatica di immobili. Da guardare, da valutare. NYTimes Real Estate mi permette di cercare le proprietà e le case aperte in qualsiasi angolo della Grande Mela» .
Pandora Radio
«Non ascolterei mai musica, se non fosse per quest’app» .

[Credito foto: Getty Images/Pascal Le Segretain/Staff]
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What'(s) App
Il tempismo è tutto, nella vita. E, dunque, anche al cinema.
State guardando Il Grande Gatsby. Mancherà una manciate di scene a quella in cui Jay Gatsby-Leonardo DiCaprio rincontra finalmente Daisy Buchman-Carey Mulligan. Ma se non raggiungete subito la toilette, potreste non rispondere più di voi. Quindi, ci andate. Risultato: quando rientrare, i due hanno già organizzato il loro secondo rendez-vous.
Per evitare di perdervi altri momenti clou, procuratevi l’applicazione RunPee.
COSA FA (RIGOROSAMENTE IN UN TWEET) Suggerisce i #momentimorti di un #film, durante i quali uscire dalla #sala per #scappareinbagno, rifornirsi di #popcorn, fare una #telefonata…
IN SOLDONI, COME FUNZIONA Una volta scaricata l’app sul device, basta selezionare la pellicola che state per vedere dal database (in continuo aggiornamento) e far partire il timer non appena inizia la proiezione. Poco prima di una o più scene meno cruciali, il vostro cellulare si mette a vibrare e, in questo modo, vi avverte che sì, potete schizzare alla toilette o al bar. Ovviamente, è il tool a dirvi quanto tempo potete assentarvi dalla sala. E cosa vi perdete: RunPee riassume quello che va in scena durante la vostra assenza.
LA FIGATA I collegamenti a siti quali Imdb e Rotten Tomatoes, per essere sempre informati sulle news dal mondo del cinema.
LA SFIGATA N°1 Per ora, RunPee continua a essere disponibile soltanto in lingua inglese. Di conseguenza, viene poca voglia di scrivere al volo una recensione o di esprimere un giudizio (scegliendo tra quelli preimpostati) sulla pellicola appena vista.
LA SFIGATA N°2 È un’app Usa oriented, dunque nel database si trovano giusto i film che escono in America.
COSTO €0,89 per iPhone, iPod Touch e iPad. €0,99 per device con sistema Android e per Windows Phone.

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What'(s) App
A questo punto, si tratta solo di avere un po’ di pazienza. Perché la fotocamera che sembra uscita da Instagram, e il cui concept ha totalizzato più like del debutto di Lady Ciccone sul popolare social di photo sharing, arriverà. Ma all’inizio del 2014, come si legge sul sito ufficiale del device. A produrre la Socialmatic Camera sarà Polaroid, che ci ha visto lungo e si è accaparrata il progetto (prima di altri). E ha anche pensato bene di sfruttarlo per rilanciare la sua mitica OneStep, con pellicola autosviluppante. Risultato: la compatta che potrebbe diventare il simbolo di una delle app più scaricate di sempre permetterà di scattare, editare, condividere e persino stampare direttamente le istantanee.
Perché ci conquisterà e, soprattutto, ci convincerà che, almeno in alcune occasioni, avremo ancora bisogno di una macchina fotografica (oltre allo smartphone) per immortalare i nostri momenti magici?
- La Socialmatic Camera avrà lo stesso sapore dei filtri con cui editiamo gli instascatti: quel vintage contemporaneo, quell’old style che fa più moda dell’ultima moda.
- Portarla in giro, specie nelle uscite di gruppo, garantirà l’effetto che di solito procura il gossip su chi è rimasto a casa: la compagnia si anima, si desta, si eccita. E si mette a giocare.
- Tirarla fuori dalla tasca (o dalla borsa) non sarà come estrarre un vecchio cellulare-muletto mentre tutti attorno smanettano smartphone di ultimissima generazione (o una compatta-cimellio rischiando di fare la figura dei dinosauri). I trend setter del web scommettono diventerà il gadegt più desiderato del 2014. Un po’ come lo sono state le cover Rabito o le gigacuffie Beats.
- Dopo anni passati a guardare le foto sul display del cellulare, è indubbiamente tornata la voglia di tenerle fra le mani, il piacere di toccarle proprio. E il formato quadrato si rivelerà semplicemente perfetto per soddisfare questo desiderio.
- La linea della fotocamera-un-po’-Instagram conquisterà al primo sguardo. Come certi prodotti Apple.
- Le sue specifiche tecniche saranno di tutto rispetto: schermo touch 4:3 (non da 4,3 pollici), wi-fi, bluetooth, 3G, almeno16 Gb di memoria interna, Gps, zoom ottico…
- Avrà un social network dedicato. E, pare, anche delle app ad hoc.
- Comunque, non snobberà tutte le altre community. Anzi, avrà proprio delle funzioni per comunicare con loro e, così, ottimizzare la condivisione delle istantanee.
- Se utilizzerà la tecnologia di stampa digitale Zink (Zero Ink), passerà la paura di sporcarsi con l’inchiostro. E si potrebbero mettere subito le mani sulle foto, appena sputate fuori dalla Socialmatic Camera.
- È già stata nominata una delle 100 migliori innovazioni del 2013.

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For your wish list, Yes, gadget
Erano tre amici a cena: Davide Fraone, Lionella Ottaviani e Pietro Balzano Prota. Che si chiedevano cosa avrebbero potuto fare dopo. Senza girare a zonzo per la loro città (Milano) e macinare chilometri su chilometri. Una veloce ricerca in rete dallo smartphone non li ha aiutati: fiumi di recensioni, ma nessuna che indicasse gli eventi più vicini. Così, proprio lì, proprio in quel momento, tra un bicchier di coca e un caffé, hanno deciso di inventare un’applicazione e dare una risposta alla fatidica domanda: e, allora, dove si va stasera?
«Te lo dice Yeep», racconta Davide.
Come funziona?
«Una volta scaricata gratuitamente dall’iTunes Store e da Google Play Store, l’app ti segnala i migliori appuntamenti, dalla vita notturna all’arte, in corso nella tua città. Non solo. Ti mostra su una cartina in stile Google Maps i cinque più vicini a te, ti permette di condividerli con i contatti su Facebook e di invitare i tuoi amici via mail a prendere parte al programma della serata».
E chi crea il database di eventi?
«Per ora noi tre, con l’aiuto di validi collaboratori. Del resto, siamo artigiani digitali (under 30). Raccogliamo le segnalazioni, scoviamo le chicche e le nicchie. Risultato: riusciamo a inserire qualcosa come 250-300 appuntamenti settimanali, concentrati principalmente su Milano e dintorni. Ma ci stiamo già muovendo per coprire tutto il territorio nazionale».
Un bell’impegno!
«E un bel cambio di vita. Io mi occupavo di marketing in una multinazionale, Lionella faceva l’assicuratrice e Pietro il giornalista. Per dedicarci a Yeep, ci siamo licenziati. Prima lavoravamo 18 ore al giorno per qualcuno. Ora ne lavoriamo anche 20, ma per noi stessi».
Insomma, eravate destinati a qualche cosa in più.
«E per realizzarlo abbiamo dato fondo ai nostri risparmi. È stata un’impresa persino ottenere un ufficio! Le istituzioni parlano parlano, dicono di sostenere le start up… Ma i fatti, quelli sono un’altra cosa. Purtroppo, tanto fumo e niente arrosto».
Il 12 giugno Yeep compie un anno.
«Già. Che emozione quando è arrivato il via libera, il cosiddetto codice verde, della Apple. E un’ora dopo l’ok da Cupertino, assistere ai primi 30 download su iTunes. Oggi contiamo 5.000 iscritti, utenti dai 17 ai 54 anni. E sono in costante crescita».
Progetti per il futuro?
«Primo: raccogliere l’eccellenza dell’offerta nottambula e culturale di tutta l’Italia e, perché no, di tutta Europa. Secondo: mettere a punto un sistema attraverso il quale chi propone gli appuntamenti possa caricarli in automatico, senza dipendere da noi».
Così vi resterebbe più tempo per andare in giro a promuovere l’applicazione e a sperimentare locali ed eventi prima di consigliarli. A proprosito, quali sono i più gettonati ora?
«I concerti, specie quelli della band Reset. E le mostre fotografiche».

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Meno male che ci sei, What'(s) App
New York su Misura è un sito bello. E un bel progetto di due italiane che, proprio nella Big Apple, tempo addietro, hanno trovato l’habitat ideale dei loro sogni professionali. Giuliana ci si è trasferita 15 anni fa, ha aperto uno showroom e contemporaneamente ha coltivato la sua ossessione per tutto quello che c’è di nuovo e di cool, la moda, il buon cibo e il buon vino, i viaggi, i bambini e gli animali. Valentina è arrivata un po’ dopo, nel 2003, in qualità di avida cacciatrice e compratrice di vintage, maratoneta, appassionata di cinema e teatro, amante dello yoga in posti strani, collezionista d’arte e intellettuale a tutto tondo.
Insieme hanno messo online quel genere di compagno di viaggio, che vorremmo trovare in ogni grande città dove c’è tanto da vedere e poco tempo per farlo. Un insider. Anzi, un team di insider che, in base agli interessi più disparati raccontano chicche e angoli ignorati dalle solite guide turistiche (sia in formato cartaceo sia in versione app). Qualche esempio? Le pasticcerie senza glutine, i negozi per collezionisti di chitarre, gli speakeasies, le attività per bambini, i parchi dove seguire corsi free di yoga, le banchine dove cimentarsi con lo skateboard, i piccoli artigiani di mobili e i mercatini artigianali, i concerti di jazz & gospel più local e meritevoli…
La grafica è speciale. Le foto strizzano l’occhio un po’ a Instagram e un po’ a Flickr: perfettamente social. I testi, in inglese e in italiano, risultano sintetici e agili al punto giusto.
Vi è venuta voglia di dare una sbirciatina a New York su Misura? Be’, sappiate che da lì il passo per prenotare un volo (direzione: la Grande Mela, ovvio) è breve.



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Meno male che ci sei

Tornare dal lavoro a piedi. Sollevare lo sguardo attirata da una luce nuova in una palazzina (classico stile milanese), che è sempre stata lì. E scoprire che una start up coraggiosa è nata praticamente sotto casa mia. In barba a questa benedetta crisi. In barba alle banche, che hanno chiuso i rubinetti da un po’ e hanno smesso di sostenere famiglie e giovani imprese. In barba a una città che non sembra a misura di startupper innovativi.
«E, invece, volevo proprio fare un regalo a Milano, contribuire al suo rilancio», mi racconta Asli Haddas, 34 anni, fondatrice di Gogol’Ostello (via Chieti 1, zona corso Sempione), un luogo per i viaggiatori che ancora non c’era + un contenitore di idee + uno spazio aperto a mostre, cineforum, corsi di lingua con aperitivo, book party e altri eventi culturali. «La maggior parte delle persone viene a Milano per affari o per visite mediche. Forse, se qualcuno si prendesse la briga di indicare la miriade di posti nascosti e incredibili che le guide ignorano, di favorire l’incontro tra turisti e residenti, l’appeal del capoluogo lombrado cambierebbe. Ecco, una delle ambizioni di Gogol’Ostello è anche questa». Insomma, un posto che aiuti chi è di passaggio a non sentirsi di passaggio. «Esatto. Un contesto in cui nessuno è straniero. E chiunque possa portare esperienze e progetti. Lo dice già il nome: Gogol, come i Gogol Bordello, carrozzone musicale multietnico. Ma pure come Nikolaj Gogol, uno dei grandi della letteratura russa. Infatti, all’interno dell’ostello – che apre a maggio – c’è il CafTè Letterario: funziona già, tutti i giorni dalle 8,30 alle 21,30».
Mi viene da chiedere ad Asli (è la ragazza al centro nella foto sopra) chi l’ha presa sul serio di questi tempi, chi ha creduto nel suo sogno e non l’ha smontato e liquidato con il solito: sì, brava, bella intuizione, ma non si può fare. Non hai nemmeno esperienza. «Non certo le banche, che a finanziare le idee non ci si mettono proprio. Se in meno di un anno ho aperto la mia start up, è merito del microcredito. Ho conosciuto PerMicro e la Fondazione Welfare Ambrosiano tramite l’associazione l’Albero delle Genti. Mi è stato concesso un piccolo prestito, oltre ad assistenza e consigli utili, per partire. E così accumulare capitale, ripresentarmi in un istituto di credito e dimostrare di essere solvibile».
«Altra sfida: cercare lo spazio adatto. Pensavo fosse una di quelle villette degli ex ferrovieri in una zona servita dalla metropolina o, comunque, comoda. Però, alla fine, nessuna trattativa è andata a buon fine: troppa poca fiducia in Gogol’Ostello. Dopo circa 50 appuntamenti, mi è montata una frustrazione. Ma non mi sono arresa. Con l’aiuto di un’amica, ho trovato lo stabile di quattro piani da cui passi tornando dalla redazione. Quando ho raccontato il progetto al proprietario, mi ha dato la sua benedizione con questa frase: finalmente un posto dove leggere il giornale la domenica mattina».
Mi stai dicendo che, a volte, un po’ di sana inconscienza, un pizzico di fortuna, un’idea originale e una determinazione d’acciaio posson bastare? «A Londra, dove mi sono laureata in International Business, ho imparato a impegnarmi per ottenere risultati e a essere molto, molto creativa. Quando l’azienda milanese per cui ho lavorato come tecnico informatico per dieci anni è entrata fortemente in crisi, mi sono dimessa. Avrei potuto lamentarmi, mandare curricula e trovare un posto simile. Non l’ho fatto. Nemmeno un cv ho spedito. Mi sono detta: ora o mai più. E chissenefrega dell’aria che tira. Ho deciso di investire su di me. Sulle mie sensazioni. Sulle mie passioni: il viaggio, l’impegno sociale, il piacere dello scambio e delle influenze. Ed eccomi qui. Con il calendario degli eventi di maggio già pronto:
- il 3 maggio, alle 19,30, book party, per scambio di libri e chiacchiere;
- il 10 maggio, alle ore 20, presentazione del libro Innocenti evasori di Andrea Leccese (Armando Editore);
- il 16 maggio, alle ore 19,30, presentazione degli aperitivi in lingua;
- il 21 maggio, sempre alle ore 19,30, secondo appuntamento con il cineforum del gruppo Il cinemino;
- fino al 15 maggio mostra fotografica Berlino Express».
So cosa sta pensando qualcuna di voi: chissà che stasera, tornando a casa, non inciampi anch’io in una bella start up.

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Meno male che ci sei
Viaggia in elicottero con tanto di guardie del corpo. Organizza flash mob in Times Square per celebrare il suo arrivo. Duetta con Raffaella Carrà. Il Samsung Galaxy S4, il nuovo smartphone con cui il colosso coreano prova a liquidare la concorrenza, sembra davvero un divo. E, allora, perché non immaginare di intervistarlo. Per carpire, prima che diventi decisamente più avvicinabile (sarà nei negozi di tutta Italia da sabato 27/04), i segreti del suo successo annunciato. E per raccontarlo in modo diverso.
Non c’è dubbio: sei il device più atteso del momento. Ti preoccupano tutte queste aspettative?
«In effetti, un po’ d’ansia da prestazione la sento. Il mio predecessore, il Galaxy S III, è stato acquistato da oltre 40 milioni di persone. Io punto a superarlo. Senza contare, i competitor con cui mi devo confrontare: l’iPhone sicuramente 5 (e poi, il 5S o direttamente il 6), il BlackBerry Z10, il Sony Xperia 10…, giusto per fare i primi nomi che mi vengono in mente».
Fuori i tuoi punti di forza.
«Se mi guardi bene, alcuni li intuisci. Ho un maxi display, con diagonale da cinque pollici e schermo Super Amoled, che è indubbiamente uno dei più nitidi e brillanti della categoria. Eppure, resto un figurino, con i miei 7,9 millimetri di spessore e 134 grammi di peso».
Sta di fatto che il look di famiglia non sembra stravolto.
«Be’, ma non si può dire che non sia migliorato».
Le dimensioni (e il design) non sono tutto! Andiamo oltre. Come sono le tue prestazioni?
«Se dovessi darmi un voto, mi assegnerei un 9 pieno».
Alla faccia della modestia.
«No, scusa, ma ho un processore quad core da 1.9 GHz: praticamente una scheggia. La mia batteria (una 2,600mAh) dà performance che ti sfido a trovarne di migliori. La fotocamera arriva a 13 Megapixel. Il sistema operativo è Android 4.2.2 Jelly Bean».
È vero che con te non bisogna usare le mani?
«Se allontani lo sguardo, metto in pausa il video che stai guardando. Ogni volta che arrivi con gli occhi in fondo allo schermo, faccio scorrere le pagine web o le mail che stai leggendo. Più tecnicamente, sono dotato di eye tracking. È che, in generale, non amo il contatto fisico» .
In che senso?
«Non serve che mi tocchi. Ti permetto di controllare alcune funzioni (tipo: scorrere delle immagini, attivare una telefonata) tenendo la mano fino a sette centimetri di distanza dallo schermo. È un po’ come se percepissi la tua presenza. In aggiunta, con Voice Drive ti lascio gestirmi con la voce, magari mentre guidi».
Sì, ma qualche difettuccio ce l’avrai pure tu?
«E va bene: ho ancora un po’ troppa plastica nello chassis. E l’opzione Dual Camera – quella con cui fai una foto con il sensore posteriore per poi sovrapporre la tua faccia tramite l’obiettivo anteriore – stanca in fretta. Così come Sound & Shot: consente di registrare un suono o una voce al momento dello scatto e abbinarlo all’immagine».
Io aggiungerei all’elenco il sensore di temperatura e di umidità.
«Come? Non ti interessa essere avvisata se le condizioni dell’ambiente che ti circonda sono ottimali?».
Al massimo, solo quando mi stiro i capelli…
«Vedi! E, comunque, fa parte delle applicazioni di healthcare, che ti aiutano a rimanere in forma».
Pare non ti manchi nulla. E, magari, parli più lingue.
«Nove, per l’esattezza. Merito del traduttore simultaneo perfettamente integrato con il sistema operativo».
Ultima domanda: quanto costi?
«€699, sia la versione white frost sia qualla black mist. Del resto, non sono un semplice smartphone, bensì un life companion».
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Hi-news, Yes, gadget
Immaginate di poter usare contemporanemente la camera frontale e quella posteriore del vostro iPhone. Il risultato: un’unica foto, una sola immagine fronte-retro (o double face), lo stesso momento preso da due angolazioni diverse. Possibile? Soltanto con l’applicazione per iOS Dblcam.
COSA FA (RIGOROSAMENTE IN UN TWEET)
Vi permette di fare uno #scatto e insieme un #autoscatto. E di ritrovarveli subito #uniti in un’#istantanea effetto #intervistadoppiadelleIene.
IN SOLDONI, COME FUNZIONA Lanciate l’app, dopo averla downloadata dall’iTunes Store. Poi, molto semplicemente, premete il tasto della fotocamera e scattate. E, solamente per la prima volta, ripetete l’operazione dopo aver cliccato sul tasto in basso a desta (quello due frecce, per intenderci meglio). In automatico si genera un’immagine formata per metà dalla scena ripresa dalla camera posteriore e per l’altra metà dalla scena immortalata dalla fotocamera anteriore. Proprio come gli esempi qui sotto:

Per finire, sta a voi scegliere se condividere il risultato subito sui principali social (Instagram, Twitter, Facebook…) oppure “effettarlo” con un altro tool.
LA FIGATA I presenzialisti dello scatto hanno finalmente pane per i loro denti: possono entrare in ogni foto che realizzano.
LA SFIGATA N°1 Non ci sono funzioni per editare le istantanee fronte-retro.
LA SFIGATA N°2 Almeno per ora, Dblcam è disponibile giusto giusto per i meladevice.
COSTO È gratis.
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Meno male che ci sei, What'(s) App
In principio fu la chat tra sconosciuti. Dopo, i siti di dating per trovare l’anima gemella ma anche il partner di una notte. Poi, le app geosocial per abbordare vicini e passanti con il Gps (alla Grindr o Blendr, per intenderci). Adesso, è il turno di Facebook per avere storie lampo tra amici, anzi, contatti social, con il tool Bang with Friends.
Sviluppato da tre studenti californiani, a poche settimane dal lancio aveva già totalizzato mezzo milione di account e organizzato 130 mila appuntamenti. Sì, perché permette di selezionare tra i propri follower quelli con cui si desidera un rapporto (sessuale). Ricordate i bigliettini che circolavano a scuola in cui ci si chiedeva: Con quale compagno ti piacerebbe andare? Ecco, il principio è lo stesso, applicato a Fb.
Una volta installata l’applicazione, ci si connette con il proprio profilo, nel completo anonimato si trova l’amico da bangare e… Bang!, appunto. Tentar non nuoce, poiché soltanto nel momento in cui la persona scelta ricambia, arriva una mail che avverte dell’interesse corrisposto ed è possibile accedere a una chat privata. A quel punto, tocca alla “coppia” organizzarsi. Ma la questione “prima mossa” è già bella che risolta. E l’inciucio è fatto.
Comunque, se il funzionamento non vi è chiarissimo, guardate questa grafica: nonostante sembri simulare i passaggi per indossare un preservativo, in realtà spiega gli step per usare al meglio Bang with Friends. La trovate anche sul sito.
So a cosa state pensando: con i colpi alla privacy che ha già tirato Facebook, c’è da fidarsi davvero? Non è che fra i bangabili risultino cugini di secondo grado o parenti più o meno alla lontana? Gli sviluppatori assicurano sicurezza totale.
Una volta provato Bang with Friends, potrebbero essere altre le vostre preoccupazioni: per esempio le sue funzionalità extra, dalla connotazione decisamente testosteronica. Una per tutte? Il feedback sulla vostra performance a letto, su una scala che va da sexy a superhot. Pare che l’obiettivo degli ideatori sia di individuare una specie di sistema universale per recensire online la propria reputazione sessuale. Così, in futuro, si sceglierà il partner in base a commenti e giudizi, proprio come oggi si fa con alberghi e ristoranti. E la cosa – confesso – mi mette molta tristezza.
Altre app rompighiaccio per rimorchiare su Facebook, ma magari un po’ meno… esplicite? Woofun, del liceale bolognese Alvise de’ Faveri Tron. Da poco online e già disponibile in sei lingue, permette il corteggiamento in forma anonima e discreta, senza alcun timore di essere scoperti o rifiutati. Il meccanismo, infatti, è molto simile a quello di Bang with Friends: si manda un woo al contatto social che interessa, si aspetta che venga ricambiato e, in caso contrario, l’operazione resta top secret.
Che il problema si sia spostato da: Dio, quanto è difficile conoscere gente! a Dio, quanto è difficile non beccarsi un due di picche!, è evidente. Ed è indubbio che questi tool aiutino i più timidi (o i più smaliziati?). Ma, come dice la sex blogger Tea Hacic-Vlahovic (@TeaHacic) su Wired : “Perché una donna dovrebbe starsene a casa ad aspettare una mail di conferma che un suo amico di Fb se la vuole fare? E perché lui non trova il coraggio di dirglielo direttamente via chat? Quindi, ragazzi, se volete bangarvi un’amica di Fb diteglielo! Prima che lo faccia qualcun altro”.
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Hi-news
I cinefili duri e puri, quelli che hanno una Bibbia: Il Mereghetti, e un Credo semplice e superiore a ogni dubbio, che si può riassumere nella frase del Pulizter appena scomparso Roger Ebert: Un grande film dovrebbe sembrare nuovo ogni volta che lo si vede, potrebbero storcere il naso. Per poi tornare sui loro passi. Perché l’idea di Katia Marinelli (@kakkia) e Alessandro Longoni (@loncojr) è genialmente semplice e possiede gli ingredienti giusti per diventare un fenomeno del web: cinema + instafoto = Filmagram.
Com’è nato il progetto?
«Volevo fare un esperimento di storytelling», attacca Katia. «Volevo raccontare i film in modo originale. In particolare, quelli italiani finiti ingiustamente nel dimenticatoio. L’intento era di rispolverarli e di restiuire loro l’appeal sfruttando i nuovi media. Ne ho parlato con Alessandro. Abbiamo deciso di non limitarci alla nicchia delle vecchie pellicole nostrane. Abbiamo deciso di non darci proprio dei limiti e, così, di prendere in considerazione qualunque opera cinematografica».
Del resto, in rete, è un delitto pensare in piccolo… Che ci fate, con qualunque opera cinematografica?
«La raccontiamo, su Tumblr (ma non solo), attaverso dieci scatti involontari, presi da Instagram».
I-n-v-o-l-o-n-t-a-r-i?
«Be’, si tratta di foto all’oscuro del loro destino su Filmagram, realizzate per altri motivi, senza alcun riferimento cinematografico e con la sola intenzione di raccontare la quotidianità, la propria storia personale (non certo di rappresentare un film)».
Come selezionate le immagini?
«Sfruttiamo Storify: è ideale per fare ricerche accurate sui profili pubblici dei social network e, soprattutto, l’unico strumento di narrazione che permette questo tipo di esperimento. Per Filmagram ci siamo concentrati su Instagram, che ha un grande potenziale: essere un occhio privilegiato per l’osservazione della vita quotidiana in qualsiasi luogo».
Ci vorrà del tempo per trovare i 10 scatti perfetti?
«La ricerca è molto complessa e si basa sull’interpretazione degli hashtag. Partiamo dagli oggetti che caratterizzano ogni lungometraggio per identificare quei dettagli del film che colpiscono gli spettatori, noi compresi. E spesso, nell’indecisione tra più foto, ci lasciamo convincere dalle didascalie, che inconsapevolmente trovano un senso per la pellicola stessa».
I film che avete già instarecensito?
«Siamo partiti con alcuni tra i più popolari, che suggeriscono un immaginario condiviso: è l’unico modo per spiegare le nostre intenzioni. Dunque, il primo in assoluto è stato Shining Stanley Kubrick. A seguire, The Big Lebowski, Inglorious Basterds, Eternal sunshine of the spotless mind».
Tradotto: Il grande Lebowski, Bastardi senza gloria e Se mi lasci ti cancello.
«Abbiamo dato al progetto un respiro internazionale: nel momento in cui scegli il web, è inevitabile. E una periodicià settimanale: un film ogni sette giorni».
Pellicola preferita?
«Una sola? Impossibile. Tra quelle che abbiamo visto recentemente Synecdoche, New York: sconvolgente, trama complicata, un tentativo di lettura e messa in scena della propria vita attraverso pezzi di puzzle impossibili da trovare. Proprio come la realizzazione di un Filmagram perfetto».
P.s. Filmagram è anche su Facebook. E su Twitter: @kakkiastorify.


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