Oggi, a Venezia, apre i battenti la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica numero 68. Se anche voi, come me, siete cinefili incalliti ma non potete trascorrere nemmeno un giorno al Lido, non disperatevi: potete sempre seguire l’evento da casa (o dall’ufficio, dal treno, dal posto di villeggiatura…) grazie all’applicazione gratuita (solo) per iPad che hanno messo a punto i miei vicini di scrivania: Vanity Fair Festival.
Per una volta, concedetemi di “giocare in casa” e di tessere le lodi di quest’app, perché se le merita tutte: è davvero bella ambiziosa. Si tratta, infatti, di un vero e proprio quotidiano a misura di tablet Apple con notizie, curiosità, gossip, retroscena, polemiche, interviste e gallery direttamente dal Festival. Ogni giorno, per due settimane, un numero. Per un totale di 14. Scaricatela dall’iTunes store subito, così potete leggere il numero 0, fatto di un portfolio di Fabrizio Dell’Agnese, con 28 ritratti hollywoodiani raccolti tra il 2007 e il 2011 per la testata dal fotografo, a partire da George Clooney, in Laguna con il suo The Ides Of March.
Non vi basta? E, allora, ogni ora, ogni minuto, tenete d’occhio gli aggiornamenti del blog Venezia Live e la diretta su Twitter.
In effetti, a pensarci bene, mancavano solo lì. Ma presto le app arriveranno anche sui navigatori. È notizia di questi giorni che, da ottobre, sul Tom Tom sarà possibile scaricare una speciale versione di Twitter per postare posizione, destinazione e orario di arrivo (pare in tutta sicurezza, senza mai perdere di vista la strada – e per fortuna!). Non solo. Basterà un clic per downloadare applicazioni di viaggio come TripAdivisor, Yelp ed Expedia e ottenere così recensioni di ristoranti, hotel, terme… in cui sostare durante il tragitto.
Già mi immagino alla guida della mia auto: prima, con lo smartphone, mi geolocalizzo su Facebook e su Foursquare; poi, con il gps, lascio le mie coordinate su Twitter; e, per finire, tablet alla mano, mi metto a digitare qualche annotazione circa l’itinerario o a scrivere direttamente il diario di bordo. Forse un po’ eccessivo anche per le persone più multitasking (come me)? A meno che non siano (siamo) perennemente in coda o non inizino (iniziamo) a girare con un copilota che “si smazzi” tutte queste operazioni.
Intendiamoci, ci abitueremo subito agli i-Navigatori e non potremo più farne a meno. Ma non rischiamo così di diventare davvero social bulimic?
Consiglio: leggete questo articolo ascoltando Hoist That Rag + Make It Rain di Tom Waits
Passate ore e ore a curiosare nel mare della rete? Ecco il gadget che fa per voi: gli occhiali da pc Gunnar. Li ho testati sull’iPad2 e sul mobile HTC (con sistema operativo Android): credetemi, sono s-t-r-a-b-i-l-i-a-n-t-i (e con un tocco vintage, che non guasta mai).
Brevettati per dare automaticamente una micro correzione di 0.12 diotrie, filtrano i bagliori dello schermo e aumentano il contrasto per garantire una visione più nitida. In effetti, la vista (da vicino) migliora e gli occhi sono molto meno affaticati, anche dopo un bel po’ di tempo davanti al monitor e, soprattutto, senza una pausa dietro l’altra.
E poi la montatura è davvero leggera, avvolgente al punto giusto. Bisogna soltanto abituarsi alle lenti color giallino e al fatto che, almeno le prime volte, i colleghi vi guardino come se foste appena usciti dal telefilm degli anni ’70 Starsky & Hutch.
Prezzo: a partire da €99 nei CentriOttici VisionOttica.
Da una tecno addicted e inguaribile multitasking come me, forse, vi aspettate post su post ovunque mi trovi. Be’, sarà per la prossima estate Quest’anno ho proprio bisogno di staccare completamente la spina. Giusto una decina di giorni. Ci rivediamo intorno al 25 agosto. Ricaricata e piena di nuovi gadget e applicazioni che semplifichino (ancora di più) la vita. Promesso.
Consiglio: leggete questo articolo ascoltando Softly Softly di Maxwell
Quante volte avete avuto necessità di convertire un’immagine in un testo? Fate una bella foto a un menu, a un biglietto da visita, a un poster di un evento… e poi? L’avete nell’archivio del vostro iPhone, ma, a parte rivederla, non potete farci nient’altro. Perché non è interattiva.
Per renderla tale, vi consiglio di scaricare dall’iTunes Store l’applicazione TextGrabber: acquisisce porzioni di testo stampato da riviste, libri, documenti…, in oltre 60 lingue. Una volta riconosciuto, può essere immediatamente modificato, inviato tramite mail o salvato direttamente sullo smartphone.
Altre comodità?
- Non richiede una connessione a Internet per funzionare;
- fa in automatico una copia del testo convertito, in modo che possiate incollarlo più velocemente nei vostri messaggi o nei campi di ricerca del browser utilizzato;
- vi permette di creare una cronologia dei documenti fotografati;
- vi consente di prendere il testo da un’istantanea scattata molto tempo prima; Il tutto per la modica cifra di €1,59.
E ora scappo a un concerto jazz di cui ho trovato la locandina in piazza. Dell’indirizzo non mi preoccupo: converto la foto che ho fatto e lo trovo in un’attimo.
È sempre così: divoro romanzi su romanzi e, anche a distanza di anni, mi ricordo perfettamente i nomi dei protaganisti, i più piccoli dettagli legati all’ambientazione, gli snodi delle trame… ma i titoli, quelli proprio no, non mi restano in mente. Risultato: non riesco mai a consigliare un libro uno. Fino a ora. Finalmente ho scoperto Book Crawler, l’app gratuita per iPhone e iPad che mi aiuta a tenere traccia di tutte le mie esperienze letterarie. Infatti, funziona come datebase per catalogare e memorizzare i testi che leggo: ne scansiona i codici a barre (prima, però, è bene procurarsi l’applicazione aggiuntiva Pic2shop) e, in un click, recupera tutti i dati della mia biblioteca, senza che li debba digitare. Non solo. Grazie alla geolocalizzazione, è anche in grado di dirmi quali sono i best seller più gettonati nel luogo in cui mi trovo: ideale per non restare tagliata fuori dai dibattiti sotto l’ombrellone o lungo un sentiero di montagna.
I primi libri che ho salvato? Le ho mai raccontato del vento del Nord e il seguito: La settimana onda, di Daniel Glattauer. Perfetti per mail-dipendenti.
Meglio cambiare, nè! Diceva più o meno così Luciana Litizzetto in una famosa campagna pubblicitaria di qualche anno fa. Che l’abbia intercettata su YouTube anche Mark Zuckerberg? Del resto, negli ultimi tempi non fa altro che mettere in pratica il tormentone della comica di Che tempo che fa. Prima i gruppi, poi i numeri di cellulare, dopo ancora le chat… insomma, una specie di beta perpetuo. Che, secondo quanto si legge su Mashable, il blog di news dal mondo della tecnologia più autorevole e popolare al mondo, non sembra destinato a finire. All’orizzonte, si profila l’ennesima novità: prestissimo, Facebook raggrupperà i flussi di aggiornamento di status per temi. Addirittura, qualcuno sostiene abbia già iniziato. E, infatti, in rete circolano già i primi commenti: tutti negativi.
Ora, non credo che questa sia la peggiore delle modifiche a cui ci si debba abituare. Anzi, a dirla tutta, mi sembra quantomeno funzionale, specie per chi – come me – fa un uso più “informativo” del social network. Però, eddai, è snervante questo cambiamento continuo. Capisco che Mr. Zuckerberg si senta minacciato da Larry Page e Sergey Brin; il loro Google+ sta registrando una crescita record: 25 milioni di utenti dal 28 giugno. Per arrivare allo stesso risultato, Fb ci ha impiegato ben tre anni! Capisco che, a certi livelli, gestire la smania di migliorare, non sia semplice. Ma, a volte, NON è meglio cambiare.
Anche se le corna non si vedono allo specchio, smascherare un partner fedifrago – per fortuna, dei traditi – è sempre più facile. Che sia serial-collezionista, occasionale o quello che gli esperti chiamano “parallelo” (e cioè ha fatto del tenere il piede in due scarpe quasi una professione), beccarlo e, perché no, sputtanarlo, può diventare un gioco da ragazzi. Grazie alla rete.
Dopo Cheateralert, spopola in Usa Cheaterville. A me l’ha segnato una sessuologa-amica, Francesca Romana Tiberi. Si tratta di un vero e proprio motore di ricerca degli infedeli (con tanto di foto segnaletica). Ad alimentarlo le vittime, le persone prese-amate-ingannate-abbandonate.
Avete un nuovo compagno di cui volete verificare le credenziali? Oppure, quello storico comincia a darvi da pensare? Inserite il suo nome, il suo cognome e la città in cui vive e… puff: scoprite se è già stato archiviato. Mi raccomando, occhio agli omonimi!
Il principio (giustamente un po’ cinico) su cui si basa questa specie di Google dei fedifraghi è molto semplice: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Ma anche: la vendetta è un piatto che va servito freddo. Immaginate: scoprite di frequentare un equilibrista che passa da un letto all’altro. Perché lasciarlo e basta? Perché non fargliela pagare? Andate su Chetareville e lo registrate. L’effetto è un po’ quello delle locandine “wanted” per i ricercati.
Alcuni blogger dicono che, a breve, su Cheaterville si potranno anche fare geosearch, ovvero ricerche per mappe che individuano i luoghi dove si mettono le corna.
E, a quel punto, la caccia alle streghe e agli stregoni infedeli sarà davvero completa.
Consiglio: leggete questo articolo ascoltando With You I’m Born Again di Billy Preston & Syreeta Wright
Segnatevi questo sito: www.insideoutproject.net. Si tratta del progetto web di JR. Lo conoscete? È un artista di strada francesce, diventato – giovanissimo – icona della street art globale. Ormai quattro anni fa, durante le proteste nelle periferie parigine, è sceso in strada con una macchina fotografica e un obiettivo da 28 millimetri, adatto a scattare immagini da distanze ravvicinate. Poco tempo dopo, al centro della capitale, ha esposto gigantografie che ritraevano i volti degli abitanti delle aree marginali. E, così, ha conquistato il palcoscenico internazionale. Con la sua arte, incide sul mondo, prova a cambiarlo. Ma l’arte può cambiarlo davvero? Credo non esista domanda più gettonata. Allora, guardate qui: Il desiderio di JR al Premio TED: l’arte può girare il mondo al contrario.
E, poi, tornate sul sito di JR, che recita: INSIDE OUT is a large-scale participatory art project that transforms messages of personal identity into pieces of artistic work. Upload a portrait. Receive a poster. Paste it for the world to see.
Vederlo per crederci.
La rete non è una cosa meravigliosa?
Più di cinque milioni di utenti, 100 milioni di foto scattate, 860.000 caricamenti e condivisioni al giorno, 2.500 applicazioni. No, non sto dando i numeri! Sto solo inquadrando il fenomeno Instagr.am, una delle app per mobile più in voga, che vi consente di scattare istantanee con una varietà di filtri fotografici, lenti ed effetti, e di condividerle in tempo reale con tutti i vostri contatti social. I pochi che ancora non la conoscono staranno pensando: tutto qui? Già! Eppure Instagr.am ha letteralmente conquistato gli internauti, proprio grazie alla sua semplicità e, come ogni fenomeno del web, al passaparola.
E, allora, è Instagr.am-mania! Tanto che stanno nascendo centinaia di altre applicazioni collegate. Fra le mie preferite c’è Followgram.me, per avere una vanity url personale. In sostanza, vi permette di creare un follow button che punta al vostro profilo su Instagr.am e che può essere incorporato in qualsiasi sito. Risultato: potete creare una pagina personale con una vanity url, appunto, tipo followgram.me/username, per condividere più facilmente i vostri Instascatti. Mi piace anche StickyGram, per trasformarli in magneti da appendere.
L’idea è di Keija Zhu e Mint Digital, obiettivo: “create physical objects from the web. Bringing Instagram into the real world turned out to be an idea that excited people”. Anch’io trovo che portare la rete nel reale e il reale nella rete sia tanto eccitante quanto efficace. Ecco perché ho già ordinato il mio pacchetto di StickyGram. Tra l’altro, assicurano che i magneti vengono recapitati in piccoli pacchetti, che entrano nella buca della posta e non richiedono firme alla consegna. Vi saprò dire prestissimo!