Chiunque sia sospettoso, invita al tradimento.
(Voltaire)
I colleghi di Wired li hanno battezzati Bunga Bunga phone. E, in effetti, non potevano trovare soprannome più azzeccato e attuale per gli ultimi modelli NGM (New Generation Mobile) dual sim. Per forza, con tante di quelle fuzioni antisgamo che sembrano pensate da un team di investigatori privati, fanno la felicità di ogni infedele cronico.
Io ho provato il nuovo Van Gogh, primo cellulare con auricolare Bluetooth integrato. E per farlo al meglio, ho cercato di immaginare come lo utilizzerebbe un fedifrafgo esperto. Però. Però non ci sono riuscita. Perché mi è più facile calarmi nei panni della cornuta ferita. O meglio, della sospettosa, della diffidente. E al diavolo l’avvertimento di Voltaire! Anzi, consiglio proprio a tutte voi un po’ incerte sulla fedeltà dei partner di regalare loro un NGM.
Così:
1. quando lui si infila nella doccia o scende a buttare l’immondizia, potete andare a controllare la Black List. È una selezione di numeri di telefono per i quali non vuole essere raggiungibile. Tempo richiesto per l’operazione: un paio di minuti.
2. esce con gli amici e si dimentica a casa il cellulare? O-t-t-i-m-o! Avete tutto il tempo per interccettare la password ed entrare nella cosidetta Area Privè. In pratica, si tratta di una memoria dello smartphone protetta da un codice segreto, appunto, in cui è possibile salvare i contatti da tenere nascosti con un nome falso e, soprattutto, con un numero falso. Risultato: ogni volta che l’amante telefona, sul display appare Giovanni-ufficio o Stefano-calcetto o, perché no, Mamma. Il brutto (e il bello per i traditori seriali) è che, qualora decidiate di fare delle verifiche, il sistema richiama proprio i numeri fittizi. Ma voi potete sempre prendere il toro per le corna, affrontarlo e chiedergli perché ha memorizzato innocui contatti, come quelli di lavoro e della madre, in una vera e propria secret zone;
3. ogni volta che il vostro partner telefona dall’aeroporto o dal ristorante o, ancora, dalla stazione, prendete la sana abitudine di chiedergli qualche dettaglio, senza cascare nell’interrogatorio, sia chiaro. Il motivo? Gli smartphone NGM aggiungono alla conversazione i rumori tipici di questi ambienti, premendo un semplice tasto;
4. tenete le antenne ben puntate anche sugli sms: primo, possono essere inviati a orari programmati; secondo, se ricevuti dai numeri di telefono salvati nell’Area Privè, vengono visualizzati in modo molto discreto in un angolo dello schermo;
5. e non dimenticate di dare ogni tanto una controllata alla segreteria telefonica: qui vengono registrati e archiviati i messaggi vocali che possono essere fatti partire in qualsiasi momento con la sola pressione di un tasto.

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Yes, gadget
In attesa che la versione di Grindr per eterosessuali sia disponibile (doveva già esserlo dalla fine del 2011, ma ancora tutto tace, uffa!), ecco un’app che dovrebbe svolgere più o meno la stessa funzione. Del resto, chi si accontenta gode!
COME SI CHIAMA Speedflirt.
DA SCARICARE SULL’IPHONE DI Single-da-una-vita che le hanno già tentate tutte: i classici siti di dating, le videochat che mettono in contatto perfetti sconosciuti, le community che fanno selezione all’ingresso e richiedono una serie di requisiti estetici (compreso il peso, ebbene sì), i portali di matchmaking che promettono di formare coppie inseparabili prima ancora che le due metà si siano incontrate…
COSA FA (IN UN TWEET) Funziona da love detector. In pratica, individua via gps i single che hanno scaricato l’app e si trovano nelle vicinanze.
COSTO È gratuita. Ma a qualcuno potrebbe venire voglia di pagarla.
LA VERA FIGATA N°1 È necessaria l’approvazione di entrambi gli iscritti prima che vengano messi in contatto. Dunque, zero opere di carità. E zero bidoni a scatola chiusa.
LA VERA FIGATA N°2 Le foto dei profili sono in alta risoluzione. Perché i dettagli fanno la differenza, eccome se la fanno.
LA VERA FIGATA N°3 Cancellarsi (una volta trovato l’amore) è davvero facile. E non bisogna ridursi a subissare di mail server dall’altra parte del mondo.

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Meno male che ci sei, What'(s) App
di Marilena Porfiri
(che ultimamente ha una digital life ancora più intensa del solito, ma non si è dimenticata di noi e ogni volta che può trova nuovi spunti per semplificare la vita a tutte le glam geek. Quindi, grazie, Marilena!).
Credetemi, questo non dovete perderlo. Iscrivetevi e dategli almeno un’occhiata, perchè Pinterest sarà uno dei siti più seguiti del 2012.
Io lo uso già da svariati mesi e vi assicuro crea dipendenza.
Cos’è esattamente? L’ennesimo social network da cazzeggio quanto basta, gratuito (finora) e che fa quello che già altri già fanno? Ebbene sì. E, allora, direte voi, perché iscriversi ? Perché in più, permette di dare un ordine, salvare, collezionare e condividere tutto ciò che piace sul web.
E, allora, dopo i like, i tweet, i retweet, i post, i quote, arrivano i “pin” e cioè i “contenuti multimediali da appendere in bacheca come degli spilli”. Crearli è semplicissimo: quando curiosate un sito qualunque, grazie al bookmarket (giusto per chi non lo sapesse, è un bottone che è possibile integrare nel browser e spostare sulla barra dei preferiti, e che esegue una serie di comandi), potete appuntare immagini, video, discussioni e gifts su un board, ovvero su una bacheca a tema. Risultato: quel board diventa un angolo di cose belle, di inspiration, che la community può commentare. Ma anche una vetrina, dove esporre spunti, interessi, idee, prodotti… proprio come in un sito di e-commerce.
C’è chi “appende” i gadeget più inusuali della rete, chi le migliori infografiche, chi i piatti più succulenti…
Mi raccomando, non considerate Pinterest una semplice variante di Flickr. Anche perché nel nuovo social ogni immagine non è condivisa in quanto tale, ma come copertina di un contentuo multimediale con link diretto al sito d’origine. Piuttosto, cominciate a pensarlo come un nuovo rivale di Facebook. Mark (Zuckerberg) sei avvisato!

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Social Life
Syed Shuttari pranza sempre con le stesse persone: una manciata di promettenti start-upper della Silicon Valley. Si annoia a morte? Forse. Pensa di perdere tempo? Probabile. Di certo, vorrebbe impiegare la pausa diversamente e, magari, sfruttarla per allargare il suo network professionale. E, allora, ecco l’idea: mettere in piedi un sito di business dating in grado di far incontrare persone con interessi professionali simili proprio durante il break. Del resto, si sa, l’affare vien (meglio) mangiando. Così, circa un anno fa, nasce LetsLunch. Tempo pochi mesi, il giovane Daniele Bianca ne fa una versione italiana. Che funziona benissimo. Perché è semplice, molto semplice:
1) si va sul sito;
2) ci si iscrive gratuitamente;
3) si sintetizza in poche righe ciò che si fa;
4) si indicano i propri interessi, la propria lunch zone (fino a cinque città in cui si è disposti a incontrare il proprio compagno di merende, anzi, di pranzi), giorni e orari disponibili.
E il più è fatto. Al resto ci pensa un algoritmo, che elabora e incrocia i dati, fino a quando non abbina due utenti compatibili. Come in una specie di gioco delle coppie. Poi, una mail avverte entrambi del rendez-vous, con tanto di indicazione di cinque ristoranti in cui potrebbe avere luogo. A questo punto, prendere (e accordarsi direttamente tra letsluncher) o lasciare. Se si prende, è bene sapere che dopo ogni companatico viene richiesto un feedback sulla persona con cui si è pranzato. Ma niente di impegnativo, giusto un punteggio.
«Sono i legami deboli quelli che contano per trovare/cambiare lavoro, incontrare finanziatori per i propri progetti…», spiega Daniele Bianca. «E il modo migliore per costruirli è fare ciò che gli americani chiamano social dining. È anche il modo più facile: LetsLunch leva l’imbarazzo che il contatto solo ed esclusivamente off line spesso implica. Insomma, il sito stesso provvede a rompere il ghiaccio. E poi non si tratta mai di un blind date davvero blind: chi pranza con chi può fare delle verifiche accedendo agli account LinkedIn e Facebook, direttamente collegati alla community».
E chissà che da cosa non nasca cosa. E che, puff, scoppi il colpo di fulmine tra letsluncher: Daniele è possibilista: «Mai dire mai nella vita».

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Meno male che ci sei, Social Life
State passeggiando lungo la Fifth Avenue. Quando un bel newyorkese incrocia il vostro sguardo, si avvicina e vi lascia in mano un biglietto da visita nero. Niente informazioni personali, niente titoli professionali, niente recapiti telefonici. Solo una scritta bianca: “You’ve been cheek’d”, un codice e una frase tipo: “Ti ho visto che mi squadravi e non mi staccavi gli occhi di dosso”. Mi raccomando, se siete single (o avete voglia di una scappatella nella Grande Mela) e lo sconosciuto non vi ha lasciato indifferenti, nonnn-buttatelooo-viaaa! Prendete il vostro smartphone, agganciatevi a una delle tante reti wi-fi gratuite, andate su http://cheekd.com e digitate la combinazione di numeri e lettere che trovate dietro la card. È ufficiale: state flirtando. O meglio, state facendo dating on line al contrario. Proprio con il bel newyorchese.
In America è l’ultimo must in fatto di “rimorchio”. Invece di cercare alla cieca (e al buio) un partner tra le classiche community come Match.com, lo si adocchia in strada, sulla metropolitana, al parco, al bar…, gli si lascia un cartoncino ironico/ammiccante (del resto, non ci vuole un gran coraggio) e, a quel punto, non resta che sperare sia interessato e faccia la sua mossa su Internet.
L’idea che ha ispirato Lori Cheek e il suo Cheek’d, in effetti, ha una logica: evitare le brutte sorprese del dating on line e agganciare persone che in qualche modo abbiano già colpito. Così, dopo essersi registrati al sito e aver compilato il proprio profilo (rispondendo a domande come: Cosa ascolti all’infinito sul tuo iPod? o Qual è l’ultimo timbro sul tuo passaporto?), arriva a casa un mazzetto di 50 biglietti da pick up. Costo: una manciata di dollari. Tra le frasi prestampate: “Al mio cane piace il tuo” (così l’abbordaggio tra animalisti è assicurato), “Io lo sono.. e tu?” (a misura di gay).
So cosa state pensando: ma quando si potrà cheekdare anche in Italia?


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Meno male che ci sei, Social Life