Come direbbe lo scrittore Sandro Veronesi, “innanzitutto: biondezza”. Sì, perché, Marianna Iazzetta è prima di ogni altra cosa bionda. Bionda dentro. E gli internauti la conoscono proprio perché si definisce così nel suo seguitissimo blog 5 fitting rooms (70mila visitatori non sono mica bruscolini). Che a giorni cambia. E qui trovate qualche anticipazione. Oltre a qualche dritta per diventare blogger superseguiti.
Meglio cambiare, perché?
«Il cambiamento è nel dna di 5 fitting rooms: chi entra nelle “fitting rooms” spesso è in cerca di una trasformazione (anche solo d’abito). E poi sto cambiando anch’io e il blog deve rispecchiare in tutto e per tutto l’autrice». Cosa cambia?
«La grafica. Diciamo che diventa più… seria. Il mood, invece, rimane lo stesso: ironico, ironico e ancora ironico». Però, ti senti ancora bionda dentro.
«Sono nata così». E il principe azzurro è ancora gay? (Per chi non lo sapesse, Marianna è così convinta che l’uomo perfetto sia omosessuale che lo scrive su ogni maglietta bianca le capita a tiro).
«Il principe azzurro è e sempre sarà gay. Ma sta maturando. Forse, perché sto maturando io». Tre dritte per diventare una blogger con 70mila fan?
«1. originalità; 2. costanza (nella pubblicazione dei post); 3. fiducia (nel proprio stile di scrittura)». Dove e come trovi ispirazione per i tuoi post?
«Dagli amici e… dai tram. Provate a prenderne uno e fare un’attenzione minuziosa ai discorsi dei passeggeri». Esiste la formula del post perfetto?
«Coda di topo e capelli di strega. Nooo, scherzo! Anzi, pessima battuta. Comunque direi: una dose di attualità, un pizzico di moda, ironia quanto basta e vita vissuta a piacere». Qual è momento migliore per postare?
«Sempre alla stessa ora. Io lo faccio tra le 9 e le 11, quando il flusso del web del mattino è più intenso». Confessione numero 1: il post che ti ha dato maggiore soddisfazione.
«Cenerentola 2011. Il 42 non è un’eccezione, ma la normalità!. A parte gli innumerevoli like, tratta in modo divertente un argomento che mi riguarda da vicino: il numero di scarpe (nel mio caso, naturalmente, oltre la norma!)». Confessione numero 2: il post che non avresti mai voluto scrivere.
«In realtà, ho un blog per esternare e condividere i miei pensieri, quindi fino a ora solo post fortissimamente voluti». Confessione numero 3: il blog (o il progetto web) che avresti voluto inventare tu.
«Pinterest. Del resto, punto sempre in alto». Confessione numero 4: la cosa più difficile quando si mantiene un blog (e l’entusiasmo è un po’ scemato).
«Cambiare, cambiare, cambiare: anche solo font e colori». Il più bel ricordo da quando hai aperto 5 fitting rooms?
«Quando una ragazza mi ha riconsociuta fuori dal Plastic (ndr. nota per farmi i complimenti per il blog». Il tuo prossimo sogno?
«Inventare un nuovo social network. Del resto, continuo a puntare in alto». Hai un messaggio urgente per il mondo del web?
«Rispondo come le mie colleghe bionde che partecipano ai concorsi di bellezza: la pace nel mondo». Per te, Marianna, Miss Italia finisce qui. Puoi essere ripescata solo se mi dici l’app a cui non sai rinunciare.
«Instagram». Il tuo web-eroe?
«Guglielmo Scilla detto Willwoosh. I suoi video su YouTube hanno fatto scuola. E poi, è riuscito a uscire dalla rete e avere successo anche su altri media».
Accento toscano che fa subito simpatia. Parlantina svelta. Entusiasmo a mille. L’ideatrice del nuovissimo FUFFA.blog è Francesca Caponetto, 26 anni.
Perché Fuffablog?
«In toscano “fuffa” significa “apparentemente futile”. Ma ciò che è apparentemente futile è in realtà necessario per dare colore e sapore alla vita». Quindi, che “fuffa” c’è nel blog?
«Musica, design, libri, film, spettacoli, eventi… da ogni parte del mondo: dall’ultimo film indipendente prodotto a Bologna ai tulipani di Amsterdam, dai nuovi caffé della Grande Mela alle escursioni tra le dune del deserto del Sahara. L’occhio è puntato sui particolari. Lo sguardo d’insieme non ci interessa». Come… ci interessa?
«Dietro a Fuffablog non ci sono solo io, ma un team di donne. E se volesse dare un contributo anche qualche uomo tanto meglio». La grafica è pulita, facilita molto la lettura. Chi l’ha pensata?
«La super creativa Serena Ferri Bernardini. È brava, vero?». Tu dove trovi ispirazione?
«Dalla quotidianità». La formula del post perfetto?
«Non esiste! Perché non è un genere nel senso stretto del termine. Però, ognuno capisce quando butta giù una manciata di righe che si sposa perfettamente con la pagina web». E qual è il momento migliore per buttarla giù?
«Quando non si hanno pensieri». Il post che ti ha dato maggiore soddisfazione “fuffare”?
«I-dirty MAC, di una collaboratrice, Alessandra: si beve fino all’ultima riga». La cosa più difficile quando si apre un blog?
«Mettere insieme la squadra giusta. Specie se si ha l’ambizione di voler trasformare il blog in un progetto editoriale con una linea ben precisa. A volte, sono le persone a cui proprio non si pensa quelle che possono fare davvero la differenza nel team». Un messaggio urgente per il mondo del web?
«Uno solo? Impossibile. C’è troppo da dire». Se qualcuno vuole diventare “fuffablogger”?
«Basta che scriva un post sull’argomento che maneggia meglio e lo giri a francesca@fuffablog.com».
Me lo chiedono spesso: «Quali link usi per ispirarti?». Oppure: «Dove vai a cercare la prossima idea?». Risposta (tra le più gettonate): «Qui. Anche se Il Deboscio è diventato famoso per la sua linea di abbigliamento molto street, in particolare per le sue T-shirt-verità (una per tutte: quella con la scritta Basta che respiri), io trovo molto più geniali i suoi post. O meglio, i suoi non post (visto che il suo è un non blog). Sono delle vere chicche di sarcasmo, specie quelli a elenco. Il mio preferito resta Donne da non frequentare. Sì, lo so, non è nuovissimo. Ma siccome ogni volta che lo rileggo mi sento chiamata in causa (oddio, a quante voci potrei mettere il flag!), oggi ho deciso di pubblicare la risposta che avevo preparato già un po’ di tempo fa.
UOMINI DA NON FREQUENTARE
° Quelli che fanno i commessi da Abercrombie (guardate questo gruppo su Facebook).
° Quelli con tutte (ma proprio tutte) le ex tra gli amici di Facebook.
° Quelli che, in città, riescono a indossare contemporaneamente jeans a vita inguinale da cui spuntano i boxer rigorosamente firmati D&G, camicia a quadri a maniche corte, Rolex-patacca e cappello modello Borsalino.
° Quelli con il borsello.
° Quelli con le Puma (effetto Marracash).
° Quelli con le scarpe a punta.
° Quelli con le infradito in metropolitana.
° Quelli che sono stati con un paio di donne del loro condominio.
° Quelli che hanno l’intestino irritabile (come il protagonista di E alla fine arriva Polly). E lo mettono sul profilo di Facebook.
° Quelli con la Hammer.
° Quelli che “fanno cose, vedo gente”.
° Quelli con le unghie sporche.
° Quelli che vomitano alle feste. E non se lo ricordano.
° Quelli che sporcano il divano con il gel per capelli.
° Quelli che, dopo aver visto Bywatch, vanno alle Hawaii, si fanno le foto con le versioni locali di Pamela Anderson e poi le mettono su Facebook.
° Quelli che fanno teatro.
° Quelli che leggono Fabio Volo, Federico Moccia, Andrea De Carlo, Paulo Coehlo.
° Quelli che comprano Men’s Health. E credono a tutto quello che c’è scritto.
° Quelli che vestono tute Adidas spaiate.
° Quelli che si fingono sicuri di sé.
° Quelli che fumano le sigarette superslim al mentolo.
° Quelli che mettono il dolcificante nel caffè.
° Quelli che vogliono solo segretarie-veline.
° Quelli che sbandierano su Facebook i loro sentimenti.
° Quelli che considerano le amiche della fidanzata sempre e comunque zoccole.
° Quelli che si stupiscono quando la donna guida bene.
° Quelli che non fanno mai guidare la loro macchina alla compagna. Nemmeno quando sono ubriachi marci.
° Quelli che chiamano il loro pene per nome. E pretendono che la compagna faccia altrettanto.
° Quelli che non hanno amici gay.
° Quelli che chiamano le figlie Samantah, Sarah, Deborah e altri nomi che finiscono con l’h.
° Quelli che la loro password è l’anniversario della prima scopata.
° Quelli che vanno più spesso dall’estetista che dal benzinaio.
° Quelli che non sono mai andati al Plastic.
° Quelli che non si sono mai fatti una canna.
° Quelli che giurano e spergiurano di non essere mai stati da uno psicoterapeuta o simili.
° Quelli che parlano solo di videogames (allora, meglio quelli che parlano solo di lavoro).
° Quelli che parlano delle mestruazioni della loro fidanzata.
° Quelli che quando perdono il lavoro, hanno un improvviso senso di paternità.
° Quelli che ti rimproverano se ti scappa una parolaccia e dicono: “Cazzo, sei poco femminile”.
° Quelli con le valigie di Louis Vuitton (vere o tarocche).
° Quelli che dicono: “Non me l’ha data” (e ignorano il motivo).
° Quelli che scrivono sulle riviste di videogames.
° Quelli che si sposano per essere serviti e riveriti.
° Quelli che si passano le ex degli amici.
° Quelli che, se non guadagni abbastanza, te lo fanno pesare.
° Quelli che ti confrontano sempre con la madre, santa donna.
° Quelli che non rispondono alle mail, perché non amano scrivere.
° Quelli che ti fanno credere di non avere la carta di credito.
° Quelli che pagano sempre loro.
° Quelli che ti dichiarano il loro amore al terzo appuntamento.
° Quelli che si definiscono “un po’ tronisti dentro”.
° Quelli che non si commuovono mai.
Le cose belle mi hanno insegnato ad amare la vita. (Bob Marley)
È un po’ che avevo in testa di scrivere questo breve post per segnalarvi il mio blogzine preferito in assoluto: Cosebelle Magazine.
Sì, lo so, non è nuovo nuovissimo. Ma c-h-i-s-s-e-n-e-i-m-p-o-r-t-a. Io lo sbircio almeno una volta al giorno, perché mi fa lo stesso effetto che la polverina magica fa a Pollon.
Ve la ricordate?
Sì, Cosebelle Magazine mi mette allegria: con le sue notizie leggere ma sempre intelligenti dal mondo del design, della fotografia, della moda, della cosmetica, della musica, del cinema, dei viaggi, dei libri…; con la sua grafica retrò che sembra uscita da un classico della Disney come Fantasia; con i suoi colori pastello che mi ricordano la glassa dei cupcake; con le sue immagini mai banali e super ricercate…
Fidatevi e buttateci un occhio. Cosebelle Magazine è anche su Facebook e su Twitter.
E se vi parlassi di DIY, ovvero Do It Yourself? Vi sembra non abbia nulla a che vedere con la tecnologia, con internet? Sbagliato!
E va bene, fino a qualche anno fa il “fai-da-te” non era… cool! Pensate solo a chi diceva di lavorare all’uncinetto o di dilettarsi a fare lavoretti di restauro… Oggi, invece, è trendy (per usare un’altra parola inglese!). E impazza. Letteralmente. Specie tra le donne. Che realizzano le loro creazioni. Ma non si fermano lì. Sfruttano la tecnologia e costruiscono attorno ai loro gadget hand made blog di qualità, video tutuorial, persino piccoli e-shop dove venderli.
Loro sono le mie preferite: Ilaria conIda Interior Lifestyle Aina conCasa Andersen AnnaDrai con Cafe Creativo Silvia conSilvia e Greg Ma ce ne sono tante altre! Un vero e proprio mondo di blogger creative, che utilizzano la rete per farsi conoscere, per entrare in contatto con appassionate di tutto il mondo. Tutte brave e, sì, tecnologiche!